
Il 7, l’8 e il 9 aprile 2026 rispettivamente a Torreano, Stregna e Tarcento, si sono tenuti tre workshop nell’ambito del progetto DIGIMOBI Torre e Natisone. Questo articolo riassume i principali spunti emersi dal confronto con i portatori d’interesse del territorio.
Ai tre incontri hanno partecipato complessivamente circa 45 persone, in rappresentanza di svariati portatori d’interesse del territorio, le quali hanno interagito in relazione a due macro-temi, mappatura digitale e modello di governance, come illustrato nei punti successivi.
I seguenti grafici illustrano la composizione degli incontri in relazione alla tipologia di partecipante coinvolto (partner di progetto; associazione; attività economica; istituzione). Si può osservare una presenza costante delle associazioni, accompagnate in maniera significativa dai partner di progetto nell’incontro di Stregna, mentre l’incontro di Tarcento si caratterizza per l’assenza di enti economici ma la presenza di istituzioni non partner di progetto.



In relazione alla provenienza territoriale dei partecipanti, la seguente tabella riassume le informazioni relative al complesso dei tre incontri. La terza colonna evidenzia se, tra i partecipanti che fanno riferimento a quel territorio comunale, erano presenti anche rappresentanti istituzionali:
| Comune | N. partecipanti | Presenza istituzionale |
| Tarcento | 9 | Sì |
| San Pietro al Natisone | 5 | Sì |
| Faedis | 4 | No |
| Cividale del Friuli | 3 | – |
| Lusevera | 2 | Sì |
| Prepotto | 2 | No |
| Pulfero | 2 | No |
| Stregna | 2 | Sì |
| Torreano | 2 | Sì |
| Udine | 2 | – |
| Attimis | 1 | Sì |
| Drenchia | 1 | Sì |
| Grimacco | 1 | Sì |
| San Leonardo | 1 | Sì |
| Savogna | 1 | No |

Mappatura digitale di percorsi e punti d’interesse
Sintesi proposta all’esito dei questionari
La mappatura digitale si configura come un’infrastruttura funzionale alla gestione attiva e alla fruizione operativa della rete di mobilità lenta, fondata su una chiara integrazione tra back-end e front-end. In questa prospettiva, il sistema non è pensato come una vetrina promozionale del territorio né come un portale georeferenziato di informazioni turistiche, ma come uno strumento orientato alla qualità, sicurezza e monitoraggio dei percorsi.
Il back-end raccoglie e aggiorna in modo continuo dati sulle condizioni di manutenzione dell’infrastruttura principale e accessoria, anche attraverso il contributo diretto degli utenti e l’analisi di dati anonimizzati di utilizzo.
Parallelamente, il front-end supporta una fruizione informata e dinamica della rete, offrendo informazioni essenziali e contestuali per chi percorre gli itinerari (servizi di prossimità, punti di ristoro, agriturismi), mentre assume un ruolo secondario – e deliberatamente non prioritario – rispetto alla promozione di eventi, manifestazioni o forme di turismo stanziale. In questo senso, la mappatura non ambisce a “raccontare” il territorio, ma a renderlo concretamente accessibile, leggibile e gestibile nel suo uso quotidiano.
Grado di adesione alla sintesi da parte dei partecipanti

Principali spunti emersi dal confronto
Non sviluppare un doppione di sistemi digitali già esistenti. È stato citato, tra gli altri, il caso di Mowi Bike. Si suggerisce di non disperdere l’esperienza di infrastrutture digitali già implementate, così come di progetti di valorizzazione del territorio e racconto delle sue risorse sviluppati in passato. In tal senso è necessario garantire interoperabilità e inter-comunicabilità tra diverse piattaforme, nonché espandere la base dei dati disponibili nella mappatura anche attraverso soft data (es. attività artigianali, siti di interesse storico-naturalistico, pozzi, icone votive, arte murale etc.).
Garantire la sostenibilità dello strumento (ovvero la sua gestione e il suo aggiornamento costante) nel lungo periodo, anche dopo la fine del progetto.
Costruire un posizionamento chiaro della piattaforma, comunicando in maniera efficace in che modo si differenzia dalle altre, anche a fronte del fatto che la maggior parte degli utenti non usa app specifiche durante la fruizione dei percorsi (indicazione proveniente da Parco Prealpi Giulie). Alcuni elementi di differenziazione, al di là della base di dati integrata dai soft data, potrebbero essere i rimandi al racconto del territorio effettuato da operatori già attivi sul territorio stesso, la costruzione di itinerari personalizzati sulla base degli interessi degli utenti, l’accesso a scontistica e convenzioni in-app.
Al fine di potenziare le funzionalità del back-end potrebbe essere opportuno implementare un meccanismo di feedback da parte dell’utenza, nonché integrare la raccolta dei dati statistici sul numero di frequentazioni dei vari percorsi.

Modello di governance a supporto della gestione e valorizzazione della rete
Sintesi proposta all’esito dei questionari
Il modello di governance che emerge è chiaramente centrato sulla gestione e manutenzione della rete, con un impianto solido e coerente rispetto alle competenze istituzionali esistenti, ma poco orientato alla valorizzazione in chiave di sviluppo territoriale. La priorità è garantire funzionalità, sicurezza e continuità operativa, più che attivare dinamiche economiche, turistiche o di integrazione con le filiere locali, determinando un perimetro prevalentemente istituzionale, efficace sul piano tecnico-amministrativo ma limitato nella capacità di coinvolgere in modo strutturato attori non pubblici.
In questo quadro, l’innovazione, la flessibilità e l’apertura a soggetti locali non rappresentano ancora componenti operative del modello, ma direttrici di sviluppo necessarie. Queste considerazioni preludono a una possibile articolazione su due livelli: da un lato, un presidio istituzionale stabile – collocato a livello di Comunità montana o come nucleo inter-municipale – con funzioni di coordinamento, integrazione con la pianificazione e gestione delle risorse; dall’altro, un livello strutturato in gruppi di lavoro organizzati per direttrici tematiche (fruizione, filiere locali, cultura, servizi), con mandato di co-progettazione e attivazione territoriale.
In quest’ottica sarà indispensabile definire la connessione operativa tra i due livelli, con funzioni esplicite di: traduzione delle proposte dei gruppi di lavoro in interventi programmabili e finanziabili; costruzione, gestione e monitoraggio di un portafoglio progetti integrato.
Grado di adesione alla sintesi da parte dei partecipanti

Principali spunti emersi dal confronto
La priorità assoluta espressa dal territorio è quella di garantire un’adeguata manutenzione dei percorsi, anche a fronte degli effetti del cambiamento climatico e degli eventi climatici estremi. Per questo sono necessari tanto finanziamenti strutturali quanto interventi normativi a livello regionale al fine di garantire un’efficace programmazione degli interventi e superare frammentazione proprietaria, liberando altresì energie dal mondo del volontariato, che oggi sopperisce alle mancanze del pubblico nella manutenzione ordinaria e che potrebbe invece potenziare l’offerta culturale, ricreativa e aggregativa del territorio.
In tal senso si reputa generalmente funzionale l’idea di un modello di governance a due livelli: un primo livello prettamente interistituzionale dedicato alla programmazione delle attività di manutenzione e gestione dei percorsi; un secondo livello, su base tematica, con il coinvolgimento volontario di portatori d’interesse.
Da questo punto di vista, il territorio è già caratterizzato dalla presenza di reti informali tra attori, ad esempio quelli economici, ma anche da un grado di attivazione disomogeneo tra le diverse aree e le diverse tipologie di attori, e da scarsi se non nulli incentivi alla partecipazione. L’attivazione nell’ambito del meccanismo di governance potrebbe essere strutturata come un patto di reciproca fiducia tra istituzioni e altri attori al fine di consolidare un impegno complementare nello sviluppo del territorio.
Attività di formazione e attività di scambio di esperienze con contesti simili sono individuate quali azioni prioritarie attraverso le quali intraprendere un percorso di sviluppo del marketing territoriale delle valli del Torre e del Natisone al fine di generare innovazione di prodotto, destagionalizzare l’offerta turistica, strutturare una “selezione positiva” dell’utenza in un’ottica di sostenibilità dello sviluppo turistico sul territorio, anche attraverso le ricadute reputazionali positive da chi visita e far crescere il sistema economico. È stato citato dall’azienda “La gubana della nonna” il caso studio di Pejo3000, comprensorio sciistico plastic-free.
Al di là dei portatori d’interesse, si riscontra uno scarso coinvolgimento della popolazione nei progetti di sviluppo territoriale: si reputa perciò opportuna la formulazione di una visione forte sul futuro dell’area, dove sviluppo economico e manutenzione migliore dei percorsi determinano anche un aumento di qualità della vita per i residenti (ad esempio tramite la maggiore fruibilità dei percorsi, l’apertura di nuove attività economiche che costituiscono anche spazi di aggregazione per la popolazione locale, nonché l’attrazione di nuova popolazione stabile nell’area).
